Impresa familiare: plusvalenza da cessione e trattamento fiscale.

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Di seguito analizzeremo la tassazione ai fini IRPEF della plusvalenza derivante dalla cessione d’azienda dell' impresa familiare.

Per comprendere meglio il dettato della normativa però occorre in via preliminare fare riferimento alla disciplina contenuta nell’art. 230-bis del codice civile. La norma in questione stabilisce che i rapporti tra il titolare dell’impresa familiare e suoi collaboratori, quando tra questi non risulta configurato un rapporto di: prestazione di lavoro subordinato, società, associazione in partecipazione, comunione d'azienda, prevede espressamente che ai collaboratori che prestano la loro attività lavorativa in modo continuativo nell’impresa familiare deve essere riconosciuto il diritto al mantenimento secondo la condizione patrimoniale della famiglia e, in proporzione alla quantità e qualità del lavoro prestato, a partecipare agli utili dell’impresa familiare, ai beni acquistati con essa e agli incrementi dell’azienda, anche in ordine all’avviamento. Ciononostante, l’impresa familiare ha natura individuale e non collettiva e, quindi, si deve ritenere l’imprenditore l'unico titolare dell’impresa, il quale la esercita assumendo in proprio diritti ed obbligazioni, oltre ad avere la piena responsabilità verso i terzi.Tale assunto è comprovato dalla circostanza che il fallimento dell’imprenditore non coinvolge i familiari, per cui, come precisato dall’Agenzia delle entrate nella risoluzione del 28 aprile 2008, n. 176/E, le eventuali perdite conseguite devono necessariamente risultare imputate esclusivamente al titolare dell'impresa familiare.

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Ai fini fiscali, l’impresa familiare è regolata dall’art. 5, comma 4, del Tuir, in relazione al quale i redditi che derivanti dalla medesima, limitatamente al 49% dell’ammontare, possono essere imputati a ciascun familiare, che ha prestato in modo continuativo e prevalente la sua attività di lavoro nell’impresa, proporzionalmente alla sua quota di partecipazione agli utili.

Ne deriva che:

  • il reddito dell’impresa deve necessariamente risultare dichiarato nel suo ammontare complessivo dall’imprenditore, che è l’unico titolare dell’impresa, il quale ha la possibilità di imputare parte del suo reddito ai familiari per un ammontare non superiore alla percentuale predetta;
  • i redditi imputati ai familiari, in proporzione alle rispettive quote di partecipazione, non rappresentano costi nella determinazione del reddito dell’impresa familiare, bensì una ripartizione dell’utile dell'impresa medesima.

A questo punto possiamo affermare circa il trattamento fiscale della plusvalenza realizzata dall’impresa familiare in caso di cessione che la stessa deve necessariamente risultare imputata interamente in capo all’imprenditore, con la conseguenza di essere fiscalmente non rilevante per i collaboratori familiari, come già era stato previsto dall’Agenzia delle entrate con la circolare 19 dicembre 1997, n. 320/E, in relazione all’operazione di conferimento d’azienda. In tale sede, infatti, era stato affermato che, in caso di conferimento dell’impresa individuale, il titolare dell’impresa familiare doveva procedere a liquidare ai collaboratori l’incremento patrimoniale senza che tale operazione rivestisse rilevanza fiscale. Tale affermazione, non può che essere estesa alla plusvalenza generata in caso di cessione d’azienda, in quanto, in entrambi i casi, si tratta di operazioni realizzative, la cui unica differenza consiste nel fatto che, nella cessione, il prezzo è monetizzato, mentre, nel conferimento, il corrispettivo è rappresentato da quote di partecipazione.

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Possiamo concludere che la plusvalenza derivante dalla cessione dell’impresa familiare assume rilevanza fiscale interamente in capo al soggetto imprenditore a norma degli artt. 58 e 86 del Tuir, in quanto non può trovare applicazione l’art. 67, comma 1, lettera h-bis), dello stesso testo unico. Quest' ultima disposizione stabilisce, infatti, che costituiscono redditi diversi le plusvalenze realizzate in caso di successiva cessione, anche parziale, delle aziende acquisite ai sensi dell’art. 58 del Tuir. Si tratta, in sostanza, della riqualificazione di plusvalenze maturate in regime d’impresa in plusvalenze tassabili come redditi diversi, sempreché gli eredi o i donatari non abbiano continuato l’attività d’impresa.

Si ricorda infine opportuno segnalare che in questi casi esiste la possibilità di optare per la tassazione separata ai sensi dell’art. 17, comma 1, lettera g), del Tuir, per le eventuali plusvalenze realizzate mediante la cessione a titolo oneroso di aziende possedute da più di cinque anni.

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